Parco Naturale della Maremma

Si tratta di una antica competizione cavalleresca che affonda le sue origini nel Medioevo e che consiste nel colpire un bersaglio, posto sullo scudo del Buratto (un automa girevole che impersona il "Re delle Indie"), con un colpo di lancia al termine di una veloce carriera a cavallo. Il tutto senza farsi colpire dal mazzafrusto, imbracciato dal Buratto stesso, il quale viene azionato da un meccanismo a molla.
In principio probabilmente questo cavalcare contro un fantoccio era un esercizio militare, che lentamente assunse i connotati di manifestazione nella quale si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o semplicemente per dimostrare la propria abilita'. Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all'inizio del XXII canto dell'Inferno, in alcune celebri terzine:

<<Io vidi gia' cavalier muover campo,
e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir per loro scampo;
corridor vidi per la terra vostra,
o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;
quando con trombe, e quando con campane,
con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane;>>

(Dante Alighieri, La Divina Commedia - Inferno, Canto XXII, 1-9)

Nel Rinascimento questi spettacoli diventarono una grande attrazione; abbiamo notizie certe di "giostre ad burattum" per tutto il XVI secolo, durante la venuta di famosi personaggi in citta' o per importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a San Donato. Anche nel Seicento furono molto diffuse le giostre e, da quella del 1677 in onore a San Niccolo', abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. Un altro famoso torneo fu quello per le celebrazioni petrarchesche del 1904, che si svolse sul tondo del Prato (il parco antistante la Fortezza Medicea) e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.


Fonte: Wikipedia



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